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FIGA CHE CALDO

E’ l’espressione tipica del milanese imbruttito, quella che trovate su Facebook in questi giorni. Ma è anche l’espressione che ho usato ieri sera quando sono uscito a correre.
Si perché non vorrai mica rinunciare a fare qualche km di corsa per colpa di qualche grado in più? Sabato devi correre 10 km e non puoi rinunciare all’allenamento settimanale. Detto fatto.
Maglietta senza maniche, calzoncini, Nike Vomero ai piedi, cappellino bianco per proteggere la pelata e si esce.
Avete presente l’aria calda che esce dall’asciugacapelli (di cui ho solo dei ricordi rarefatti per ovvie ragioni)? Ecco immaginatevi di avere un asciugacapelli costantemente puntato su di voi mentre correte. “Figa che caldo”, appunto.
Poi inizi a correre, cercando di dimenticarti dell’asciugacapelli e concentrandoti sul passo. Ti senti appesantito, il primo km dura un’eternità. Ha già il sudore che ti cola e la maglietta che trasuda.
Ma non ti fermi . Continui. E l’asciugacapelli è ancora li. Oggi è il tuo compagno di corsa. “figa che caldo” esclami nuovamente. I pochi alberi che incontri durante il percorso sono il dono più bello che ti potessero fare. Ma sono pochi ovviamente. E quindi torni a correre sotto il sole con il tuo amico, il caldo.
Passi davanti al parco dove persino i bambini sono senza maglietta e fanno fatica a giocare. Uno di loro, in sella alla sua bicicletta, ti guarda ed esclama: “ma cosa fai?” tu sorridi e prosegui, perché non capisci esattamente se ti stesse prendendo in giro oppure no.
Certo che se te lo domanda anche un bambino…Bah
Siamo al capolinea. Quei pochi km che hai corso ti sono sembrati un’enormità. Hai fatto una fatica cane a tornare a casa e l’unica cosa che desideri è buttarti sotto la doccia e bere dell’acqua.
Figa che caldo.
Noi Runner siamo strani. O forse no.

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Riccardo Quaglia

Runner per caso. Spanky Runner convinto.
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