You are here
Home > La corsa > Il palloncino blu non c’è più

Il palloncino blu non c’è più

Era la nostra ultima mezza della stagione. Dopo Formentera (disastrosa) l’idea di cimentarsi nuovamente sulla distanza non era tra i nostri primi pensieri. Ma chi corre sa che devi porti nuovi obiettivi. Detto fatto.

La Maratonina di Busto è il nostro scoglio prima della pausa invernale. Siamo solo in tre questa volta. Filippo ha lasciato i suoi ultimi 21 km a Valencia (chiamalo scemo). Davide, il capitano ed io ci presentiamo all’appuntamento non in perfette condizioni, anzi.

Eppure tutti e tre abbiamo voglia di correre.

L’inizio non è certo dei migliori. I nostri pettorali non si trovano, ci dicono che un responsabile del Montestella ha ritirato i pettorali per tutti. Li troviamo in un cartone abbandonato tra altri vuoti. Benissimo.

C’è veramente una miriade di gente, siamo nell’ordine delle 1500 persone. La partenza è la classica mischia in aerea, ci si deve barcamenare per trovare il proprio spazio. PDD parte subito forte: la sera prima mi manda un whatsapp dicendo che stava da schifo, mal di gola e raucedine. Non si direbbe.

Il Capitano ed il sottoscritto partiamo insieme. Ci posizioniamo dietro il pacer dell’ora e 45 min, il palloncino blu, vogliamo provare a mantenere quel passo il più possibile. Ed in effetti i primi 10 km vanno via come da programma. Poco prima di entrare nella pista di atletica che delinea di fatto la metà del tracciato, incrociamo uno spumeggiante PDD, sorriso a 32 denti, porge il 5 al Capitano e prosegue nella sua cavalcata. Ma non aveva il mal di gola?

I successivi 3km sono più lenti del previsto. Il palloncino si allontana da noi di qualche centinaio di metri. Ma abbiamo del fieno in cascina e questo ci consente di restare in orbita. Dopo il 13° km però succede quello che non ti aspetti: hai finito la benzina! Il mio passo si fa pesante mentre il Pelo sembra rinvigorito dopo l’ultimo ristoro: “ti sei ripreso?'” gli domando. “Mi sento bene” mi risponde. Ok le nostre strade si dividono. Nel giro di un paio di km rimango solo con il mio destino, faccio una fatica cane e mi sembra di essere tornato indietro di qualche mese, a Formentera! Stavolta però mi controllo e cerco di non pensarci troppo.

Devo solo pisciare. Non resisto più, non sono riuscito a farla prima di partire ed adesso la sto pagando. Mi fermo giusto quei 10 secondi utili a farne metà sulla mano e riparto. Nel frattempo dietro di me si avvicina il palloncino giallo, il pacer dell’ora e 50min. Ride e scherza con il suo gruppetto mentre con un fischietto segna il passaggio al 18° km. Vaffanculo. Cerco di stargli dietro per un pò ma le gambe non girano più.

Finiamo questa telenovela e torniamo a casa.

Contavo sull’ultimo ristoro del 20° km, che non c’è. Ma ormai ci siamo, un ultimo piccolo sforzo. Lo speaker in lontananza fa i nomi degli arrivati. Io mi trascino al traguardo: 1h50min. Anche questa l’abbiamo portata a casa.

Mi guardo intorno e trovo il Capitano seduto su una panchina. Gli batto un cinque e mi siedo a fianco. 5 minuti di apnea.

Ma Davide dov’è?

E’ già al ristoro, forse a cambiarsi. Ha chiuso la sua mezza in 1h 37min. Personal Best.

Pensate se non fosse stato ammalato.

 

Sending
User Review
0 (0 votes)
The following two tabs change content below.

Riccardo Quaglia

Runner per caso. Spanky Runner convinto.
Top