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La corsa perfetta

Ora posso dirlo. Se non fossi venuto a New York a correre la mezza maratona, sono sicuro che avrei avuto il rimpianto di non aver corso qui. Si, ci avevo pensato. Sopratuttto perchè a casa ho lasciato un pancione e l’idea di andarmene via per 3 giorni non mi lasciava tranquillo.

Ma quando hai qualcuno accanto che ti supporta e ti lascia libero di fare quello che ti piace diventa tutto molto più semplice. E cosi eccomi qua a raccontare di questa esperienza.

La United NYC Half è stata probabilmente la corsa piu bella che abbia mai fatto. Almeno fino a questo momento.

20.000 persone che corrono per le vie di Manhattan, partendo da Central Park, attraversando Time Square ed arrivando al Financial District: 13,1 miglia accompagnatate da un pubblico numeroso e caloroso, pronto ad incitare i corridori, qualunque essi siano. ” You’re feeling good runners”, “great job runners” “it’s not time for walker” sono solo alcuni degli incitamenti che senti o leggi ai bordi delle strada.

La citta si è fermata per l’evento e nessuno si lamenta per questo. Nemmeno un clacson che suona infastidito per l’attesa. Lo percepisci che c’e una cultura diversa di questo sport, forse perchè sono malati di jogging, ma mentre corri non ti fanno sentire solo.

Tutto è organizzato nei minimi particolari, non potrebbe essere diversamente. Forse l’unica pecca è la mancanza del ritoro finale, che invece avevo trovato a Berlino (con tanto di birra).

L’atmosfera che si respira al punto di ritrovo a Central Park è di quelle che si ricordano. Sono appena passate le sei e mezza del mattino e giá sono presenti numerosissimi runners. Molti in silenzio, altri che si riscaldano, altri che scambiano poche parole.  I camion per la raccolta delle borse sono disposte lungo tutto Central Park South. Successivamente, devi passare i metal detector prima di entrare nel parco. Tutti in fila, con i poliziotti che ti salutano e ti augurano”good luck for the race”.

A quel punto sei dentro. Segui la scia dei tuoi simili che si dirige verso il punto di partenza. Qualche fotografo immortala i runners mentre si riscaldano o semplicemente posano per le foto di rito.

L’attesa è per certi versi snervante. Fa anche freddo. I primi a partire sono i diversamente abili sulla sedia a rotelle, poi i top runners alle 7.30. Il secondo turno, il mio, parte alle 7.45. L’utimo alle 8.00. Siamo in tantissimi. Musica e speaker intrattengono i partecipanti. Prima della partenzza l’inno nazionale americano (ed anche in questo sono diversi) e poi via si parte.

Le prima 6 miglia sono tutte dentro Central Park. Siamo completamenti circondati dai tifosi che ci incitano constantemente. I sali scendi del parco si fanno sentire un pò ma l’entusiasmo che si respira è contagioso e anche le salite sembrano meno ripide.

A differenza di quanto avviene in altre gare, qui  il ristoro è ad ogni miglio: acqua, gatorade e più avanti anche integratori. Ad ogni postazione ci saranno una ventina, forse di più, di volontari che ti incitano a bere senza fermarti: “get it and keep moving”. Al termine del 6° miglio usciamo da parco e ci troviamo di fronte al rettilineo che ci porterà a Time Squadre. Da brividi. Strada chiusa al traffico, transenne a delimitare il percorso e migliaia di persone che urlano, incitano e gioiscono ad ogni passaggio di corridore. Bisogna davvero provarlo.

Il mio bel faccione appare sul grande schermo di Time Squadre prima di girare a destra in direzione del fiume. Costeggiamo tutto l’Hudson sulla statale chiusa al traffico per l’occasione. Ai ristori si alternano bande musicali e deejay con musica a tutto volume. Abbiamo quasi raggiunto il financial district ed il mio cronometro perde il segnale quando ci fanno deviare per il sottopassaggio. Poco importa, avevo già visto che il tempo era dalla mia parte. E anche le gambe. Siamo all’ultimo miglio. Si sentono gli Speakers che parlano, la folla che incita chi taglia il traguardo. Ho la forza di spingere ancora per gli ultimi metri, alzare le braccia al cielo e spegnere il GPS. Ho mancato il personal best per un soffio. Ma davvero poco importa.

E’ stata la corsa perfetta.

 

 

 

 

 

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Riccardo Quaglia

Runner per caso. Spanky Runner convinto.
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