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Runner si diventa

Avete mai corso in Galilea percorrendo 65 km seguiti solo da una bicicletta come “scorta”?

Beh, c’è chi lo ha appena fatto: si chiama Daniele Barbone.

Chi segue un pò il nostro blog avrà sicuramente letto il suo nome in uno dei post. E’ un amico di vecchia data, perso di strada come spesso succede e ritrovato grazie alla corsa.

Quando ho saputo della sua intenzione di correre il Jesus Trail, gli avevo chiesto di raccontarci la sua esperienza, perchè non è da tutti correre in Galilea. E lui, abituato a spingersi oltre il limite, mi risponde: “Credo sia molto più vincente avere una anteprima di un libro in uscita che la sola paginetta su uno dei miei trail!”

Detto fatto.

Il libro in questione è Runner si diventa – Dal’ufficio al deserto – Editore Corbaccio. In uscita ad Aprile 2015.

Perchè Daniele, oltre ad aver corso tutte le maratone del circuito major, oltre ad aver corso la Marathon des Sables e la 100 km del Sahara, ha anche scritto un libro. Un libro che parla di come si diventa Runner, di come la motivazione possa spingerti verso obiettivi che sembrano impossibili. 

Chi volesse saperne di più sul suo progetto Dall’ufficio al deserto può consultare la sua pagina Facebook ed il suo blog.
Chi invece volesse leggere il suo libro, può gustarsi un piccolo estratto che ci ha regalato nell’attesa di aspettare l’uscita ad Aprile.

Grazie Daniele.

 

 Adriano Zito – La forza del Team

“Adriano. E il suo Team. Uniti.

Il Deserto, che fa sentire la propria potenza.

Sono due forze contrastanti, eppure in simbiosi nel regalarci questa indimenticabile 100 Km del Sahara.

Ma forse, per essere più chiaro, è meglio che parta dal secondo giorno di gara…

Mercoledì: la terza tappa, i 30 chilometri e il sole. La temperatura raggiunge punte di 40 gradi, e la presenza di tre macro gruppi di atleti (top runner, amatori, nordic walker) crea nel deserto un “serpentone” lunghissimo: la distanza tra il primo raggruppamento e l’ultimo è di alcune ore.

Ore, ore di caldo in più, nelle ore centrali della giornata, le più calde. I piedi calpestano sabbia bollente, il sole, in verticale, ci aggredisce con la sua energia, e la sua violenza. Non tutti resistono. In questa tappa si verifica il più alto numero di ritiri e d’interventi del personale medico. Ma lo staff è efficientissimo e nessuno riporta serie conseguenze, se non il ritiro. Fulvio Massini – tecnico di gara ed uno dei preparatori di corsa più noti e quotati in Italia – e i medici sono irremovibili: prima la sicurezza degli atleti, poi la competizione.

Nel pomeriggio, dopo l’arrivo dell’ultimo runner, Adriano consulta i giudici di gara, i tracciatori, i medici. Interpella Massini, e ascolta l’opinione degli atleti sulla tappa svolta e sui timori per quella successiva, la maratona. Arrivano le 18.00. I tracciatori hanno terminato il loro lavoro, le bandiere e le tracce stanno già segnando il percorso, ma i rischi sono alti e c’è da prendere una decisione.
Adriano non esita.
Sono ormai le 20.00, e mi trovo nella tenda mensa con tutti gli atleti, l’ansia nell’animo di ognuno di noi. Adriano, con passo sicuro, ci raggiunge, e la sola sua presenza placa, un po’, la nostra inquietudine. All’unisono, in modo naturale, interrompiamo la cena, e il silenzio, questo silenzio nel deserto, è assoluto. Ecco, è il momento delle informazioni sul programma e sugli orari di domani. Come sempre, le comunicazioni avvengono in due lingue: italiano e inglese.

Adriano è chiaro, e ha deciso tre variazioni sul programma:
Si parte in due gruppi di runner, e non in tre. Il “serpentone” così, si accorcia.
Si parte un’ora prima.

…………………………….. estratto…………………….

La scelta, nonostante tutto, si rivela provvidenziale.
Dopo la tappa, comunico ad Adriano e a Fulvio come sia rimasto favorevolmente impressionato. Professionalmente so quel che comporta gestire uomini e staff in condizioni di forte stress e risultato necessario. Vedere come, nel deserto, abbiano operato con determinazione e senza contrattempi, è straordinario.

Un’altra cosa, nei giorni precedenti, ha suscitato tutta la mia ammirazione: l’assoluta disponibilità dello staff. E, così, ho potuto vedere la tour leader Elisa (che doveva solamente occuparsi della nostra assistenza logistica negli hotel e negli aeroporti nel pre e dopo gara) e Fulvio Massini servire, in tenda, il cibo ai corridori. Non era loro compito, ma erano lì, con serenità e un sorriso per tutti.

Potrei citare molti altri esempi. È un qualcosa che non dimenticherò.

Adriano mi sorride, e col suo adorabile accento emiliano mi spiega come tutti loro compongano un team ormai affiatato. Si conoscono da anni e sanno che, per dare un servizio adeguato agli atleti, ognuno deve andare oltre il proprio compito. Molte edizioni, tante avventure, il clima sempre imprevedibile, eppure ogni partecipante è tornato a casa soddisfatto, sempre, e con un ricordo memorabile dell’esperienza.
…………………………….. estratto…………………….

Tutto lo staff ha fiducia in Adriano, in quest’uomo che conosce i più intimi segreti del deserto, dell’Africa. Adriano, che ha corso la Marathon des Sables, che ha partecipato in auto alla Parigi Dakar, che ha organizzato decine di gare. Tutti sanno che le sue decisioni, magari non condivisibili nell’immediato, saranno giuste, e le attuano in modo sereno perché figlie della sua esperienza. Il team e il singolo si fondono. Non c’è contrapposizione. C’è un completo amalgama di condivisione, gioco di squadra, leadership. Così nascono i team vincenti. Tutti per uno, uno per tutti.”

Runner si diventa – Dal’ufficio al deserto – Editore Corbaccio.

In uscita ad Aprile 2015.

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Riccardo Quaglia

Runner per caso. Spanky Runner convinto.
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