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The Runner’s Power

Il titolo di questo post mi è venuto in mente domenica sera, ripensando a quel gesto che ha segnato la mia perfomance di sabato sera a Seregno. Mi sono sentito un pò Tommie Smith alle Olimpiadi del 1968, quando insieme al suo compagno di squadra alzò il pugno guantato in segno di protesta contro il razzismo.

Ok, vi domanderete, ma che cosa centra?

Lasciatemi spiegare.

Sabato sera eravamo a Seregno per l’ultima prova della Corrimilano prima della pausa estiva. Spanky Runners al gran completo, compreso Coach Bri che dopo la sessione pomeridiana di golf ha accompagnato il gruppo (semplicemente perché correvamo a casa sua!).

Il tempo non era sicuramente dei migliori, pioggia e vento ad accompagnarci durante tutta la gara. Già questo mi aveva fatto girare le balle, perché dopo una settimana di caldo torrido arrivi al weekend e ti ritrovi a correre con una tempo da lupi. Ma sei un Runner e quindi la pioggia non può fermarti. Meglio che correre sotto un sole cocente.

Come ogni gara che si rispetti, il percorso è chiuso al traffico. Un folto numero di volontari (thanks God che ci sono loro), insieme ai Vigili delimitano il percorso e controllano il traffico cittadino, impedendo il passaggio delle auto durante la gara. Si sa poi che questo genere di manifestazioni generi un pò di  malcontento dovuto alla forzata attesa degli automobilisti in coda ad aspettare che la mandria di Runners oltrepassi l’incrocio. Il malcontento poi degenera quando tutte le macchine in coda cominciano a intonare una melodia fatta di clacson incessanti. Alcuni addirittura scendono dalle auto e improvvisano una scenetta con il malcapitato vigile di turno chiedendo a gran voce di voler passare perché hanno un appuntamento importante (non può essere l’Italia perché gioca alle 00.00 e sono le 20.00).

Tu che corri non  ti fai distrarre troppo, passi l’incrocio e prosegui la tua corsa. In prossimità del successivo senti in lontananza quei clacson che suonano. Anche qui fai finta di nulla e vai oltre. Così ho fatto io. Sto andando bene, ho trovato chi mi tira e fa il ritmo. Il primo giro lo chiudo discretamente bene, 22’32. Mi mancano soltanto (si fa per dire) altri 5 km. Smette di piovere, ma in compenso sale un pò di vento, giusto quanto basta  a farti sentire quella sensazione “come di assorbimento” del tuo sudore sulla pelle.

Sono a metà del secondo giro e mi sto avvicinando al medesimo incrocio. I clacson accompagnano ancora il passaggio dei corridori. Qualcuno si gira e li applaude. Io oltrepasso e continuo. Ma di li a poco sento nuovamente i clacson in lontananza. Sono molto più cattivi. Mi immagino il tizio dentro la macchina con la mano incollata al volante imprecando contro di noi. Attraverso l’incrocio e con un movimento quasi istintivo alzo le braccia al cielo e tiro fuori il dito medio di entrambe le mani.

Runner’s Power…

5 secondi di assoluta goduria. Già vedevo il tizio della prima macchina scardinare il blocco, inseguirmi per gonfiarmi di botte e spezzarmi entrambe le dita.

Certo, non è stato un gesto nobile e sportivo. Ma è stato una forma di protesta. Proprio come Tommie Smith alle Olimpiadi.

Per dover di cronaca, questi i tempi di arrivo degli Spankies:

Davide: 43:08

Pelo: 45:00

Filippo: 47:03

ed io in 44: 43

Spanky tutta la vita!

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Riccardo Quaglia

Runner per caso. Spanky Runner convinto.
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